PROCESSO CANONICO
Per la causa di canonizzazione di
fra Giacomo Bulgaro
Il 29 giugno 1982 la comunità
religiosa del convento San Francesco di
Brescia, riunita in capitolo, decise di
chiedere alle competenti autorità
di “iniziare il processo canonico
per il riconoscimento dell’eroicità
delle virtù praticate dal nostro
confratello fra Giacomo Bulgaro, morto in
fama di santità”.
Il capitolo provinciale della
Provincia Patavina dei Frati Minori Conventuali
l’8 luglio 1982 accolse la richiesta
del convento di Brescia e incaricò
il vicepostulatore p. Bernardino Bordin
di raccogliere le testimonianze sul Servo
di Dio.
Morto p. Bordin, il Ministro
provinciale nel 1985 nominò vicepostulatore
p. Renato Belluzzo, residente nel convento
di Brescia. P. Renato curò la trascrizione
dattiloscritta di tutti i manoscritti del
Servo di Dio, in 20 volumi per complessive
2312 pagine.
Questa prima documentazione
permise al Ministro generale p. Lanfranco
Serrini di affidare, il 9 aprile 1986, la
causa di canonizzazione al postulatore generale
p. Ambrogio Sanna.
Il 7 marzo 1989 il postulatore
generale presentò al vescovo di Brescia,
mons. Bruno Foresti, il “Supplice
libello” e la necessaria documentazione
per l’avvio della causa.
Il vescovo emanò l’editto
informativo alla diocesi il 20 aprile 1989
e, ottenuto il “nulla osta”
della Santa Sede (28 giugno 1989), istituì
il tribunale. Don Angelo Marini fu nominato
notaio attuario, p. Onorio Pontoglio, O.F.M.,
delegato episcopale, Don Giovanni Battista
Salini, giudice aggiunto, p. Olindo Baldassa,
O.F.M. Conv., promotore di giustizia e p.
Marco Tasca, O.F.M. Conv., notaio aggiunto.
Il sacerdote Don Luigi Pezzotti fu incaricato
dal vescovo per gli atti del processo e
fra Giovanni Ferronato, O.F.M. Conv., prestò
il servizio di cursore.
In seguito p. Terenzio De Poi, O.F.M. Conv.,
p. Apollonio Tottoli, O.F.M. Conv. e il
carmelitano p. Angelo Lanfranchi furono
nominati periti teologi.
Il 17 novembre 1989 si tenne
in episcopio la prima sessione dell’inchiesta
diocesana. Seguirono altre 38 sessioni,
svoltesi quasi tutte nel convento San Francesco
in Brescia, per l’ascolto di 73 testimoni.
Il 10 dicembre 1990 i membri
del tribunale si recarono nel cimitero di
Brescia e nei locali nei quali era vissuto
il servo di Dio, per verificare l’assenza
di culto. Firmarono la relativa dichiarazione.
Il 22 marzo 1991 in episcopio
si celebrò la 40a ed ultima sessione
dell’inchiesta diocesana. Una copia
degli atti processuali fu subito trasmessa
alla Congregazione per le Cause dei Santi
che, il 12 aprile 1991, procedette all’apertura
dei plichi.
Il 27 novembre 1992 il prefetto
della Congregazione, card. Angelo Felici,
firmò il decreto di validità
dell’inchiesta diocesana. Il successivo
19 dicembre la Congregazione nominò
il relatore della causa nella persona di
p. Hieronim Fokcinski, S.J., al quale la
postulazione dell’Ordine affiancò
come collaboratore l’avvocato Giulio
Dante.
In seguito l’avv. Dante
dovette sospendere lo studio della personalità
di fra Giacomo a causa di malattia. Nel
1999 la stesura della Positio fu affidata
al dott. Filippo Marino Cavalleri, un esperto
bresciano. L’opera voluminosa del
Cavalleri passò quindi al vaglio
del postulatore generale dell’ordine,
p. Cristoforo Zambelli, e del relatore p.
Fokcinski.
Conclusa la revisione, l’opera
venne presentata alla Congregazione per
le Cause dei Santi, che ne dispose la pubblicazione.
Il 12 giugno 2003 il postulatore p. Zambelli
consegnò alla Congregazione il volume
stampato della “Positio super vita,
virtutibus et fama sanctitatis” di
fra Giacomo. |