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Comune Brescia Circoscrizione Nord |
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Con vivo piacere ho letto la pubblicazione “Tra Oriente e noi” dedicata a padre Lucio Condolo.
Sicuramente per i cittadini bresciani, in particolare per coloro che l’hanno conosciuto ed apprezzato per le sue doti umane, questa raccolta di scritti rappresenta un segno tangibile del ricordo ancora vivo nella città di Brescia.
Un grazie da parte della comunità bresciana per aver ideato e realizzato questa testimonianza.
Colgo l’occasione per inviarTi cordiali saluti.
Il Presidente Dr. Marco Rossi
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Solennità per la chiesa di San Francesco d'Assisi in Brescia per la ricorrenza di Sant'Antonio di Padova. Il 12 giugno, in serata alle ore 18.00, arrivo di una reliquia del Santo di Padova proveniente dalla basilica. Seguiranno i Vespri solenni e la santa Messa, poi tempo per la preghiera fino alle ore 22,30 quando si chiuderà la chiesa con il canto della compieta. Domenica 13, Messe come da orario festivo. Quella delle 10.30 sarà celebrata in modo particolare per tutti coloro che sono devoti del Santo e leggono il Messaggero. Nel pomeriggio, alle 16.00 affidamento dei bambini al Santo di Padova; alle 17.00 messa per le persone in condizione di malattia, alle 18.00 Vespri cantati ed, alle 18.30. solenne concelebrazione presieduta da sua eccellenza Monsignor Giovanni Battista Morandini, vescovo emerito. Dall'arrivo della reliquia del Santo a tutto il 13 giugno si può ottenere l'indulgenza plenaria, alle solite condizioni. All'esterno della chiesa festa popolare e mercatini per le missioni. |
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Tra l’Oriente e noi: p. Lucio Condolo |
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Nuova pubblicazione su p. Lucio Condolo, curata da p. Giovanni Voltan, che nella prefazione titolata “Queste paginette” così scrive: “Paginette”. Sono quasi sicuro che tu, p. Lucio, le definiresti così. Ed anche che non le gradiresti, infastidito, e non poco, per il timore d’essere incensato. Se ad un anno dal tuo transito al cielo ci permettiamo di proporle a chi ti ha incontrato e voluto bene e ad altri che vorranno leggerle, come sai non è per celebrarti, ma per dare lode al Signore che in te ci ha fatto dono di un fratello così amabile.
Per dirgli il bene del tuo giorno terreno che scalda an¬cora i nostri cuori. Per non dimenticare come sei vissuto da cristiano, frate, sacerdote. «Ciò che ho vissuto in Italia è sotto gli occhi di tutti, ciò che ho amato in Turchia pochi lo conoscono» mi confidavi un giorno e così di tanto in tanto, tra gli anni 2005-2008, mi passavi “paginette” scelte, brevi o lunghi appunti, testimonianza di quelli che tu definivi “gli anni più belli” della tua vita ovvero l’esperienza vissuta in Oriente, ad Istanbul (1973-1982).
Permettimi allora, p. Lucio, di poterle mettere a disposizione per i motivi che ho cercato di dirti. Sì, a lode di Dio e nella riconoscenza immensa a te. p. Giovanni Voltan
Padova, 27 maggio 2010 ad un anno dal transito di p. Lucio da questa terra al cielo.
La pubblicazione, pp. 106 con varie foto e testimonianze, è possibile richiederla presso la portineria del Convento nelle ore di apertura.
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Pubblicazione Foglio Fra Giacomo |
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Una new non piacevole per i lettori del “Foglio di Fra Giacomo”. Il ritardo nella spedizione postale del foglio di collegamento trimestrale è causato da una legge che penalizza la spedizione a prezzi agevolati e che quindi colpisce anche la nostra pubblicazione. Ai nostri lettori chiediamo un po’ di pazienza. Chi utilizza internet può visionare la pubblicazione, “Fra Giacomo 2010 N° 1”, già pronta da tempo per la spedizione, sul sito di fra Giacomo: www.fragiacomo.net. |
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Omelia p. Gianni Cappelletto |
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In occasione del 43° anniversario della morte del Servo di Dio, il Ministro Provinciale dei Frati Minori Conventuali, ha proposto la figura di fra Giacomo con queste parole:
Il profeta Geremia – del quale abbiamo ascoltato il racconto della vocazione nella prima lettura – ed il servo di Dio, fra Giacomo Bulgaro – del quale in questa eucaristia ricordiamo l’anniversario del ritorno alla casa del Padre – sono sì distanti nel tempo, ma molto vicini come esperienza di credenti. Geremia, al momento della chiamata ad essere profeta, si scusa dicendo “sono troppo giovane per parlare a tutti ed essere ascoltato” dato che lui aveva circa 25 anni e si poteva parlare in pubblico solo dall’età di trent’anni in su. Giacomo Bulgaro, quando a circa 50 anni manifesta la sua decisione di farsi frate, si sente rispondere dal suo padre spirituale: “Sei troppo vecchio. E poi i frati accettano i postulanti solo se godono buona salute”. Eppure se Dio sceglie una persona chiamandola al suo servizio, sa superare ogni ostacolo: così Geremia diventa profeta e Giacomo Bulgaro frate in questa comunità di San Francesco. A Dio non interessa l’età quanto la disponibilità a fare fino in fondo la sua volontà che diventa il Bene per noi.
Un altro accostamento tra le due figure: Geremia ha la consapevolezza di essere conosciuto, cioè amato da Dio, “fin dal seno materno”, vale a dire “da sempre”. È stupendo pensare che Dio mi ama per sempre! Fra Giacomo scrisse nel suo Diario: “Il Signore mi ha amato e si è offerto in croce per me, e questo anche quando ero nei peccati e la mia vita non era certo vita cristiana”. Credo sia molto importante questa consapevolezza di essere amati dal Signore “prima” dei nostri meriti. Geremia fortemente contestato come profeta dai suoi contemporanei ha trovato nell’amore del Signore la forza per continuare ad essere fedele a ciò che gli era richiesto. Fra Giacomo, non sempre compreso da qualche confratello, ha trovato nel Signore il suo punto d’appoggio, il suo sostegno, e nei momenti di malattia l’amore del Signore lo ha sostenuto infondendogli speranza.
Così per noi: se non vogliamo che la nostra vita diventi mediocre, se desideriamo stare in piedi di fronte alle difficoltà della vita dobbiamo riandare all’amore gratuito di Dio per noi. Un amore che ci accompagna fin dal nostro concepimento, così ci assicura Geremia; un amore che è forte e non viene annullato dal mio peccato, così ci assicura fra Giacomo.
Se perdiamo il contatto con l’amore del Signore rischiamo di fare come i compaesani di Gesù: nel Vangelo ascoltato, infatti, i Nazaretani presenti in sinagoga, e pertanto credenti e praticanti, contestano Gesù che si è pesentato come Messia, perché è diverso da come se l’aspettavano. Attendevano infatti un Messia-Liberatore che facesse miracoli in loro favore risolvendo problemi di ordine fisico, economico e politico. Gesù non ci sta… anzi fa loro capire che se c’è qualcuno a cui dedicare tempo ed attenzione, questi è il povero, come la vedova di Zarèpta, o lo straniero, come Naamàn, il Siro. Ma questa scelta di Gesù fa infuriare i suoi compaesani che lo vogliono eliminare. Conclusione che nasce dal “siccome non fai niente per noi, non ci servi; anzi ci sei di disturbo con le tue scelte ed allora è meglio farti fuori”. E sono dei credenti e praticanti e non degli atei o indifferenti alla fede in Dio! È la stessa tentazione per ognuno di noi: eliminare un Dio che non “ci serve”, che non soddisfa i nostri pur legittimi desideri di star bene; “far fuori” chi ci disturba perché ci richiama, come fa l’apostolo Paolo nella seconda lettura, alla coerenza nelle scelte di amore verso tutti. Amare, dice Paolo, è bello, ma è anche scomodo perché mi obbliga ad uscire da me per andare verso l’altro; mi invita a non pretendere di essere io il centro del mondo, ma a fare spazio all’altro per condividere con lui tempo, beni, talenti…
Per diventare cristiani sempre più autentici e credibili è importante che ricuperiamo in noi stessi la certezza di essere amati dal Signore che ci dice: “gratuitamente avete ricevuto il mio amore, gratuitamente donatelo nelle scelte della vita quotidiana”. Non siamo soli nel nostro cammino di cristiani: Dio, nella sua provvidenza, ci mette accanto persone non tanto da imitare quanto dei testimoni che ci incoraggiano, che ci dicono con le loro scelte “vale la pena essere cristiani, fidati del Signore, credi che ti ama come sei!”. Ce lo dice il profeta Geremia, distante da noi nel tempo, eppure così vicino alla nostra esperienza; ce lo conferma il servo di Dio fra Giacomo, a noi contemporaneo. Nessuno di noi potrà essere come loro, eppure la loro compagnia ci è di conforto, di stimolo e di consolazione.
P. Gianni Cappelletto, ministro provinciale.
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Domenica 31 gennaio 2010, in ricordo della morte del Servo di Dio, Fra Giacomo Bulgaro, - ritornato alla casa del Padre il 27 gennaio 1967 - alle ore 18,30 nella chiesa di San Francesco la figura dello scarpulì, detto il "Poverello di Brescia", sarà ricordata durante la concelebrazione presieduta da padre Gianni Cappelletto attuale ministro provinciale dell'Alma Provincia Patavina di Sant'Antonio. |
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ALLE SORGENTI DELLA TERRA DI GESU'
Pellegrinaggio in Terra Santa dal giorno 1 al 10 luglio 2010 guidato da p. Giuseppe Casarin, biblista, e da p. Leopoldo Fior, superiore del convento. Per informazioni rivolgersi in portineria in orari d'ufficio al numero 030/2926701. |
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Reverendissimo Padre,
ho appreso dal foglio trimestrale “Fra Giacomo” della prematura scomparsa dell’indi-menticabile p. Lucio Condolo, che ho avuto modo di conoscere e molto apprezzare durante la sua permanenza a Brescia e la mia carica di sindaco di Dello.
So che era da tempo malato, ma sono rimasto colpito dalla sua morte, anche perché un anno fa circa, avevo avuto modo di incontrarlo presso la Basilica del Santo a Padova e l’avevo trovato bene.
La notizia triste è che manca a tutti, mancano il suo tratto deciso ma sempre benevolo, la sua arguzia e simpatia spontanea. La notizia buona è che è presso il Padre con fra Giacomo, per la cui causa di beatificazione si è speso con grande energia ed entusiasmo. Esprimo a lei, caro Padre Leopoldo, le mie più sentite condoglianze, che vorrà estendere a tutti i confratelli.
Con viva cordialità Giovanni Pigolotti
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In ricordo di p. Lucio Condolo |
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In data 27 maggio, dopo lunga e dolorosa malattia, il Signore ha chiamato a sé p. Lucio Condolo di anni 64. Dal 1994 al 2005 visse nel convento di Brescia dando impulso alla conoscenza ed alla devozione di fra Giacomo Bulgaro con la catalogazione ed archiviazione di tutte le fonti riguardanti il Servo di Dio, una minuziosa biografia della “Vita di fra Giacomo Bulgaro”, il “Foglio trimestrale” e varie iniziative per proporre la spiritualità francescana di fra Giacomo. Questo sito internet fu fortemente voluto da Lucio ed oggi, qui, vogliamo allegare il nostro affettuoso ricordo.
«Attendo la visita del Signore, e spero venga presto!».
È questa l’espressione che eravamo soliti sentirci dire da padre Lucio in quest’ultimo periodo della sua vita terrena. Attendeva fiducioso che il Signore lo visitasse per l’ultima volta, desideroso, come Sant’Antonio di Padova, di poter finalmente dire: «Vedo il mio Signore!»! Questa prospettiva lo riempiva di serenità e di gioia, quella gioia che abbiamo sentito pro-clamare nel Salmo responsoriale: si tratta di versetti tratti da salmi diversi che lo stesso padre Lucio ha collocato all’inizio del suo “testamento spirituale” che porta la data del 7 ottobre 2008. Inizia esprimendo lode e canto al Signore che gli ha dato sempre la forza di vivere con fedeltà la sua consacrazione religiosa e il suo ministero sacerdotale e gli stava dando – nel momento in cui scriveva – il coraggio di affrontare cristianamente la malattia che lo stava lentamente sfinendo (Sal 91,2.3.11). Continua cantando la bontà del Signore verso tutti e la sua tenerezza per ogni creatura, bontà e tenerezza che padre Lucio ha sempre sperimentato nel suo cammino di credente e che ha comunicato a quanti ha incontrato nella sua missione di frate e prete (Sal 144,9.21). Termina con un grido di supplica al Signore invocando “aiuto” per il difficile momento che stava vivendo, fatica che trovava una pausa e un sollievo proprio nel rapporto con Dio: «Signore, sei tu il mio rifugio» (Sal 141,2.6).
Il canto di lode a Dio, l’esperienza della tenerezza del Signore e il trovare “rifugio” nella sua presenza di Padre accogliente sono esperienze che hanno accompagnato tutta l’esistenza terrena di padre Lucio. Di essa vorrei mettere in risalto alcuni aspetti, traendo ispirazione dal-la parola di Dio che abbiamo ascoltato.
Nella prima lettura, il profeta Isaia dà forma letteraria ad un suo sogno: che l’Egitto e l’Assiria, le due superpotenze del tempo, trovino finalmente la via della riconciliazione e si convertano al Signore della storia, trovando nel popolo ebraico il “ponte” che le orienta sulle vie della pace (Is 19,19-25). Era il sogno di padre Lucio: che noi francescani, pur “piccolo resto” all’interno del cristianesimo come il popolo ebraico tra le genti di allora, potessimo essere – nel nome di Francesco d’Assisi e di Antonio di Padova – non solo un “ponte” quanto so-prattutto “una casa” in cui le altre due grandi religioni monoteistiche, ebraismo e islam, potessero incontrarsi nel dialogo e nella riconciliazione. Mi ha sorpreso ricevere, mentre papa Benedetto era pellegrino in Terra Santa (8-15 maggio), una cartolina in cui padre Lucio esprimeva il suo sogno che la nostra Provincia religiosa trovasse il coraggio per aprire una casa in Terra Santa quale luogo di accoglienza di ebrei e musulmani. Ma ancor più mi ha stupito, leggendo le lettere depositate in archivio a suo nome, il suo amore per l’islam, amore maturato negli anni trascorsi presso il nostro Convento Sant’Antonio di Istanbul (1973-1982). Lasciando la Turchia, così si esprime: «La sorpresa più grande che ho avuto a Istanbul la devo all’islam. Venendo qui, nulla sapevo di vero sulla vita musulmana. La frequenza con gente piena del senso di Dio, carica di preghiera e sottomissione; poi la pratica di qualche gruppo di impegno musulmano e la lettura illuminata di alcuni testi m’hanno dato modo di saper riconoscere l’opera dello Spirito di Cristo in ogni gesto e parola che dal cuore musulmano sale a Dio come adorazione e attesa. Nella chiesa di Sant’Antonio sono stato spettatore della verità del salmo “Ecce quam bonum et quam jucundum …” ogni volta che girandomi attorno vedevo a me uniti in preghiera forse più musulmani che cristiani. Anch’io ho frequentato le moschee nell’ora della preghiera, per unire alla voce di tanti esseri amati da Dio anche la mia nella quale per il battesimo il Padre riconosce quella di Gesù. C’è un posto ad Istanbul dove ogni volta che mi sono recato all’ora della preghiera musulmana, pubblicamente s’è nominato Gesù e Maria, sia per farmi piacere sia per sottolineare che l’Islam sintetizza in sé tutta la profezia (…) L’Islam non si sente estraneo alla nostra fede e Cristo nel Corano ha un rilievo più grande di quanto ordinariamente i musulmani stessi ritengono. Forse verrà il giorno in cui, mossi anche dalla nostra intercessione, gruppi mistici musulmani daranno più peso a quanto di santo e vero il Corano dice su Gesù, guidando così l’Islam intero verso una affezione più profonda al mistero del Signore (…) Lascio la Turchia con l’emozione di chi parte dalla casa dei suoi …» (Istanbul 3.9.1982).
Ed ecco il suo sogno: che noi francescani potessimo «avvertire che oggi l’islam invoca dal cristianesimo atteggiamenti di stima, di comprensione, d’amore». E allora suggeriva che la nostra Provincia potesse aprire un piccolo convento in Cappadocia in cui i frati non fossero preoccupati di “convertire” i musulmani a Cristo quanto di farsi testimoni di Cristo mediante l’accoglienza, l’ascolto e il dialogo, la preghiera e la celebrazione liturgica. E questo sull’esempio del nostro Serafico Padre San Francesco che «nella sua visita all’Oriente, illuminato da Dio aveva ben compreso che il cristiano serve all’islam nella misura in cui sa essergli vicino con l’umiltà, la riparazione, l’infinito amore ch’erano nel cuore del Verbo Incarnato» (Roma 8 maggio 1983).
Testimoniare «l’infinito amore che è nel cuore del Verbo Incarnato»: ecco non più il sogno quanto il “propositum vitae”, la “regola di vita” che padre Lucio si era dato e alla quale ha cercato di essere fedele fino in fondo, pur nella consapevolezza dei suoi limiti e delle sue fragilità. Il vangelo ascoltato in cui Gesù interroga Pietro sull’essenziale della vita cristiana e del ministero sacerdotale (Gv 21,15-19) ci fa dire che ciò che conta è – nelle relazioni tra cristiani – il far risplendere l’amore profondo che ci lega al Signore e tra di noi. È quanto aveva vissuto padre Lucio ad Istanbul, città in cui – afferma in una sua lettera – «ho sperimentato un’unità nel quotidiano, stillata da una rete invisibile di amicizie e parentele per cui tutte le diverse comunità di qui si sono venute a trovare come compenetrate l’una nell’altra e a riconoscersi un’unica famiglia». C’è una «unità dei cuori che non è costruita necessariamente su quella delle menti: c’è un ambito vastissimo per la differenziazione teologica pur entro i limiti di una reciproca accoglienza spirituale» costruita sull’amore verso l’unico Signore di tutti (Istanbul 3.9.1982).
La stessa pagina evangelica di Giovanni ci porta ora ad immaginare l’intimo colloquio tra il Cristo Risorto e padre Lucio sulla qualità del suo amore testimoniato in vita, un colloquio che termina con quella parola decisiva da parte del Signore: «Seguimi». Come a dire: «Vieni, servo buono e fedele, e ricevi il premio che ti ho preparato: tu hai dato umanamente tutto te stesso per il mio Regno e per l’unità della mia Chiesa, io ti dono la pienezza della vita, in eterno!». E possiamo immaginare ancora che ad accompagnare padre Lucio nell’ultimo suo viaggio incontro al Risorto ci sia anche un Confratello a lui molto caro, il Servo di Dio fra Giacomo Bulgaro per il quale padre Lucio ha speso tante energie umane e spirituali: ne ha fatto conoscere gli scritti, l’ha fatto amare da tanta gente non solo in Brescia ma anche in altre parti d’Italia. E si è sempre sentito attratto dalla bontà semplice e discreta che fra Giacomo aveva vissuto e dalla sua sincera ricerca del volto di Dio anche nei momenti di difficoltà. Pure padre Lucio non ha mai smesso di cercare nel Signore il suo punto d’appoggio, il suo “rifugio” – come ricordato nel salmo citato all’inizio, specie nei momenti in cui in Turchia ha vissuto quella che lui denomina “solitudine spirituale” e nei tempi più recenti quando si era reso conto che “sorella morte” stava bussando alla sua porta. La sua ricerca trova ora finalmente l’oggetto del desiderio di ogni credente: incontrare “nella bontà e tenerezza” il Dio del-la vita che gli dice ancora una volta e in modo definitivo «Seguimi!».
P. Gianni Cappelletto, 29 maggio - Basilica del Santo
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TESTAMENTO SPIRITUALE DI P. LUCIO CONDOLO
È bello dar lode al Signore, / cantare al tuo nome, o Altissimo, sull’arpa a dieci corde e sulla lira, / con canti sulla cetra. / Tu mi doni la forza di un bufalo, / mi cospargi di olio splendente. (Sal 91, 2.3.11)
Buono è il Signore verso tutti, / la sua tenerezza si espande su tutte le creature.
Canti la mia bocca la lode del Signore, / in eterno e per sempre. Amen! (Sal 144, 9.21)
Con la mia voce al Signore grido aiuto, / con la mia voce supplico il Signore: Signore, sei tu il mio rifugio. (Sal 141, 2.6)
Con il battesimo, ricevuto nel giorno dedicato alla memoria del beato Odorico da Pordenone, m’è entrato nel cuore anche un anelito missionario di cui approfittò p. Francesco Faldani, mentre passava nelle scuole pubbliche in ricerca vocazionale. Entrai con gioia nel seminario francescano di Camposampiero (Pd). Concluso il ginnasio a Brescia-Pedavena, fui ammesso al noviziato nel convento del Santo, a Padova, ed emisi la professione temporanea dei voti religiosi il 26.9.1962. Studiai teologia a Padova, nel tempo esaltante del concilio Vaticano II. Seguì un intenso biennio al Pontificio Istituto Orientale di Roma. Ebbi poi l'imprevisto e doloroso trasferimento a Istanbul (Turchia), dove vissi dieci anni, i più belli e i più motivati della mia vita. Nel frattempo fui ordinato sacerdote a Padova il 15.12.1973.
Rientrato in Italia il 13.9.1982, fui collocato per qualche mese a Roma-Cecchignola, poi nella basilica del Santo, nel convento San Francesco di Treviso ed infine nel convento di Brescia, dove ebbi l'opportunità di familiarizzare con il Servo di Dio fra Giacomo Bulgaro, che da adolescente avevo conosciuto e servito. La sua spiritualità, tutta mariana e francescana, m’ha avvolto e coinvolto. Purtroppo non mi ha trascinato ed elevato, come pure avrei voluto.
Nel 2005 ricevetti un’altra grande grazia: da Brescia fui riportato a Padova, nella casa di sant’Antonio. Ero malato di leucemia, ma non lo sapevo. Fino ai sessant’anni godetti sempre di salute forte e di tanta energia, che mi consentirono un attivismo incessante e, spero, utile. Poi, l’ora del tramonto: sono agli inizi, a metà del percorso, o sto arrivando all’ultima stazione? Non lo so e nessuno me ne parla.
So che ora vorrei essere come una delle belle giornate estive che, dopo aver irradiato tanta calda felicità, concludono con una festa di raggi dorati e rosati, un trionfo di colori che rallegra e rasserena chi li sta a gustare. Vorrei riuscire a rendere bella anche la mia malattia, che mi fa paura; voglio viverla con Gesù, innestata del tutto nei suoi dolori.
Due sentimenti premono chiassosamente nel mio animo.
Non ho parole per ringraziare il Signore del tanto che ho avuto nella vita terrena. Tutta la mia riconoscenza vada a quanti mi hanno aiutato, compatito, perdonato; a quanti mi hanno corretto e pungolato, a quanti – poco o tanto – si sono occupati di me. Dal cielo voglio e devo concretizzare il mio grazie. Non ho parole per domandare perdono del bene non realizzato e, con esso, del male fatto in pensieri, parole e opere. Chiedo perdono a Dio di non essere stato come Lui sperava da me; chiedo perdono ai fratelli di non aver agito come avrei dovuto, cioè con il cuore e con lo stile di Gesù, di Maria, di Francesco, di Antonio, di fra Giacomo.
Domando perdono a chi ho offeso, giudicato, deluso, amareggiato, a quanti ho indotto a tiepidezza. Chiedo perdono a quanti hanno dovuto assaporare il peggio di me.
Infine, non ho parole per ringraziare i miei confratelli, i frati della mia Provincia religiosa, per la benevolenza, la fraternità e la carità che hanno usato nei miei confronti. In ogni convento mi sono trovato bene, bene accolto, accettato com’ero, stimolato dai loro buoni esempi, sostenuto dalla loro preghiera: tanto e tanto ho ricevuto dai miei confratelli. Grazie.
Concludo il primo capitolo della mia vita, quello terreno, con tanta gioia, contento di ciò che ho avuto e contento d’aver utilizzato questi anni in ciò che ho creduto, cercato e anche amato. Deo gratias, semper. Amen.
p. Lucio Condolo - Padova, 7.10.2008
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Carissimi frati francescani, mi chiamo Sabrina e per 32 anni ho vissuto difronte alla bellissima Chiesa di San Francesco, in via Tresanda San Nicola.
Mi sono trasferita nel 2005 a Siena ed ora vivo qui...
Sul mio comodino ho un'immagine di Fra Giacomo che prima di partire ho portato con me, ho sempre nel cuore la cappella dove ho passato tante ore parlando con lui e trovando conforto, sicurezza e tanto amore.
Spesso vengo presa dallo sconforto ma appena ripenso a quel luogo di pace, mi sembra di ritrovare un po’ di serenita'...
Il prossimo 1°maggio verro' a Brescia e sono impaziente all'idea di poter riabbracciare spiritualmente il mio frate....
Vorrei chiedere scusa per questo mi sfogo, ma a volte lo sconforto e' davvero enorme e poi la lontananza dal luogo d'origine non aiuta, sono contenta d'aver avuto l'occasione di poter esprimere i miei sentimenti e di poter dire che la mia chiesa, il mio frate e voi tutti mi mancate molto, ma che pero' siete sempre nel mio cuore.
Con tanto affetto Sabrina Beltrami
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Ricordo affettuoso: Paolo Carola |
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Carissimo p. Leopoldo, carissimi frati della comunità di Brescia.
È con grande gioia che vi scrivo per portarvi il mio saluto nel ricordo del bellissimo anno di postulato trascorso a Brescia. Nello scrivere alla comunità del Postulato, ho voluto scrivere anche a voi, che nell’anno trascorso siete stati per noi fratelli, padri e madri. Se di Brescia conservo un ricordo eccezionale è anche per merito vostro, per la vostra accoglienza, per la vostra simpatia. Per il vostro esempio di serietà, laboriosità, ma anche di serena letizia francescana. Ricordo ognuno di voi con grande nostalgia! Avrei desiderato molto essere con voi per le celebrazioni degli ottanta anni del ritorno dei frati a Brescia e dell’ingresso di Fra Giacomo in convento, ma non è stato possibile. Tuttavia mi sono unito a voi nella preghiera e nel ringraziamento, ringraziando di tutto cuore il Signore anche per il dono che ha concesso a me, di essere per un anno in mezzo a voi. Sono molto riconoscente anche a fra Giacomo, che con la sua presenza Santa, nei luoghi privilegiati della tomba e della stanzetta, mi ha fatto tante volte dono della sua serenità e intimità con Gesù. Doni inestimabili, che non si possono acquistare a nessun prezzo, né si possono ereditare, ma solamente accogliere con stupore e riconoscenza da Dio.
Vi chiedo di continuare a pregare per me e per tutti noi sette postulanti di Benevento. Grazie a Dio mi trovo bene e anche qui sto ricevendo tante ricchezze dai formatori, dalla Comunità e dai fratelli. A tutti ed a ognuno un affettuoso saluto. Paolo
Benevento, 21 novembre 2008, Presentazione della B.V. Maria
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Importanza di un ritorno |
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Lo storico francescano conventuale, P. Luciano Bertazzo, venerdì 24 ottobre, commemorando gli ottant'anni del ritorno dei Frati Minori Conventuali nella chiesa convento di san Francesco in Brescia da cui erano stati espulsi nel 1797, ha trattato il tema: "I Francescani Conventuali a S. Francesco in Brescia - Storia di una presenza ed importanza ci un ritorno".
Per la Provincia Padovana dei Frati Minori Conventuali quello di Brescia è uno dei conventi più significativi e ricchi di storia. Per questo il ritorno del 28 ottobre 1928, dopo la soppressione napoleonica fu salutato come un evento straordinario. Ricordare gli 80 anni del ritorno significa raccontare le meraviglie, rivitalizzare le radici per produrre ancora frutti maturi e gustosi.
Fare memoria è leggere "con simpatia critica" i fatti e gli avvenimenti: la "simpatia" induce ad assumere la storia passata come nostra, ad amarla anche nei suoi aspetti vari, a ricuperare in essa gli atteggiamenti per continuare il cammino; la "critica" invita a non fermarsi alla superficie accontentandosi di conoscere il succedersi di episodi, ma a scoprire e indicare i "germi di novità" che aprono e fondano la speranza.
Fare memoria è invito a guardare al passato per progettare il futuro.
In apertura dell'incontro è stata presentata la nuova "Guida della Chiesa di San Francesco", sintesi di storia di fede ed arte.
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Domenica 26 ottobre p.v. la comunità religiosa insieme con i tanti devoti che frequentano la chiesa di S. Francesco vivrà un momento particolarmente significativo: il ricordo degli 80 anni del ritorno del frati francescani conventuali nella città di Brescia e nella chiesa di S. Francesco. Evento che fu auspicato e molto atteso. Si trattava, infatti di riprendere possesso di uno dei luoghi più ricchi di storia francescana di tutta la Lombardia. La tradizione racconta che la presenza francescana in Brescia sia stata voluta dallo stesso Francesco d’Assisi il quale di ritorno dal suo viaggio in Siria avrebbe qui soggiornato per alcuni giorni e lasciato una piccola comunità di frati che si dedicarono, subito, alla predicazione del Vangelo ed iniziarono, sostenuti dalla simpatia e dall’entusiasmo della gente, la costruzione del convento e della chiesa. Questi due luoghi divennero ben presto punto di riferimento per la vita spirituale di tante persone le quali contribuirono anche con generosità a completare l’edificio sacro rendendolo sempre più accogliente ed impreziosito di capolavori frutto del talento dei più insigni maestri d’arte del tempo. Storia, arte e fede: potremmo sintetizzare così il tempo che dalle origini scorre fino al 1797. Da questo momento ha inizio il periodo più triste; prende avvio il dominio francese e la soppressione degli ordini religiosi. I frati, che avevano occupato il convento per più di cinque secoli, vennero espulsi; il chiostro trecentesco trasformato in deposito della legna per la forneria generale delle caserme cittadine; i locali conventuali occupati dai soldati o adibiti a deposito. Cacciati i frati, la chiesa fu affidata alla custodia di due sacerdoti. Per il nostro Ordine la soppressione napoleonica segnò il periodo peggiore, un’autentica bufera. In poco più di cento anni il numero dei frati subì una flessione enorme passando da 25.000 a 1.400. Un sogno era però sempre rimasto vivo nel cuore dei figli di Francesco d’Assisi: passata la tempesta poter ritornare nei luoghi dai quali con la forza erano stati cacciati. Un desiderio che trovò realizzazione nel primo ventennio del secolo scorso. In pochi anni furono riconsegnati ai frati conventi ricchi di storia e di prestigio: i Frari a Venezia, San Francesco a Treviso, san Lorenzo a Vicenza. E il 28 ottobre 1928 pure la chiesa di S. Francesco in Brescia. Quel giorno il P. Generale dell’Ordine accompagnava pochi frati in un convento disastrato, in una chiesa spogliata e in cattivo stato. Ma fu momento di intensa commozione: il complesso francescano tornava ad essere abitato dai figli del Poverello di Assisi e la città aveva nuovamente i francescani conventuali. Un evento che segnò profondamente la vita di un giovane che chiese subito di potersi unire a quei frati per condividere l’ideale e la vita, per sempre, entrando in convento. Questo giovane si chiamava Giacomo Bulgaro. Mons. Nazzari, sua guida spirituale, lo presentò così “Reverendissimo Generale, questi è uno che vuole farsi frate. Faccio io la firma e assumo su di me tutta quanta la responsabilità per lui”. 80 anni dunque del ritorno del frati, ma pure dell’ingresso di fra Giacomo in convento. Inizia proprio in questa data l”avventura” straordinaria di questo semplice ed umile calzolaio che diviene frate e che condurrà una vita santa. Accanto a lui e come lui molte altre figure stupende di religiosi esemplari per fedeltà, abnegazione, dedizione e ministero. Ricordo, ad esempio, P. Dionisio Vicente, frate spagnolo, che fu direttore spirituale di fra Giacomo. Tornato in Spagna mentre infuriava la guerra civile, coronò la sua vita con il martirio ed è oggi annoverato fra i Beati della Chiesa.
Per la nostra Provincia religiosa quello di Brescia è uno dei conventi più significativi anche perché luogo della formazione dei giovani che si avvicinano alla vita religiosa: da prima sede del ginnasio, poi del liceo, accoglie ora i Postulanti: giovani in ricerca vocazionale che si preparano al periodo del Noviziato. Mi piace richiamare anche la ricchezza apportata dalla presenza del Terz’Ordine francescano che ha avuto nel beato Giuseppe Tovini la figura più insigne per santità; della Gioventù Francescana, della Milizia dell’Immacolata.
Il 26 ottobre: una data per ricordare. Fare memoria è raccontarci le meraviglie, è rivitalizzare le proprie radici per produrre ancora frutti maturi e gustosi, in quella "fedeltà creativa" alla quale la Chiesa ci esorta.
Fare memoria è leggere “con simpatia critica” i fatti e gli avvenimenti: la “simpatia” ci induce ad assumere la storia passata come nostra, ad amarla anche nei suoi aspetti vari, a ricuperare in essa gli atteggiamenti per continuare il cammino; la “critica” ci invita a non fermarci alla superficie accontentandosi di conoscere il succedersi di episodi, ma a scoprire e indicare i “germi di novità” che aprono e fondano la speranza.
Fare memoria è invito a guardare al passato per progettare il futuro.
Le iniziative che la comunità dei frati propone in questa ricorrenza non mirano tanto ad esaltare un momento storico, ma vogliono offrire l’opportunità per una riflessione sul significato e il valore di una presenza francescana in questa chiesa locale; sull’importanza che la chiesa di san Francesco ha nell’itinerario di fede di tante persone; sulla figura del servo di Dio fra Giacomo Bulgaro cui tanti di voi sono particolarmente legati e devoti.
Trovo significativo concludere richiamando le parole di Mons. Francesco Beschi, Vescovo ausiliare della città: “In Brescia ci sono tante belle chiese e noi bresciani le visitiamo volentieri. Ma poi veniamo tutti a questa chiesa di San Francesco; in essa troviamo una bellezza e una spiritualità che affascina e prende il cuore: Qui sembra che la preghiera fluisca con più facilità e spontaneità, qui veniamo per attingere il perdono di Dio, qui ci sentiamo a casa nostra”.
P. Leopoldo Fior
Superiore del Convento S. Francesco
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La chiesa ha questi orari estivi di apertura e chiusura .
DOMENICA e FESTIVI: 7.00 - 12.30 / 16.00 - 19.30
FERIALI: 6.30 - 11.30 / 16.00 - 19.30
MESSE FESTIVE: 8.00, 9.30, 10.30, 11.30, Vespertina 18.30.
MESSE FERIALI: 7.00, 9.00, 10.00, Vespertina 18.30.
Ogni giorno FERIALE, dopo la Messa delle 7.00, UFFICIO delle LETTURE e recita delle LODI.
Nelle DOMENICHE alle 7.30 recita solenne delle Lodi.
SABATO e DOMENICA canto dei VESPRI alle ore 18.00.
Nei giorni FERIALI recita dei VESPRI dopo la Messa delle 18.30.
Ogni giorno feriale alle 17.55 recita del SANTO ROSARIO.
Negli orari di apertura della chiesa, dalle ore 8.00 in poi, e dalle 16.00 sono sempre presenti uno o più confessori.
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Nuova pubblicazione sul Santuario della Pieve |
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In occasione della conclusione dei restauri del santuario di S. Maria Nascente, detta della Formigola, a Corticelle Pieve - luogo frequentato e venerato da fra Giacomo - è stato presentato il nuovo volume, curato da Floriana Maffeis e corredato dalle foto di Valter Locatelli, dal titolo “Inteso che quella Madonna della Pieve facea miracoli – Corticelle 1625”. È il resoconto trascritto dalle note del processo istituito, in quell’anno, dal vescovo di Brescia per appurare la verità su presunte grazie e miracoli operati da una immagine della Beata Vergine Maria dipinta sul muro, dietro l’altare maggiore, nella chiesa della Pieve. L’effigie della Madonna, in alcuni momenti, a detta di vari testimoni, aveva aperto e chiuso gli occhi. Dal vescovo furono inviati a verificare i fatti due eminenti persone che, dopo un’attenta verifica, dichiararono inverosimile l’accaduto e posero delle restrizioni nella celebrazione delle liturgie presso la chiesa. Il manoscritto, reso leggibile dalla trascrizione posta a lato dell’originale, proviene dalla Biblioteca civica di Breno ed è una testimonianza della fede genuina e profonda della popolazione rurale che gravitava attorno a questo santuario mariano agli inizi del 1600. |
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